giovedì 8 novembre 2007

GENNARO HA DENUNCIATO LA DHL ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA




Vi aggiorniamo sulla vicenda del compagno Gennaro Piccolo rappresentante sindacale della Filt Cgil Dhl di Casoria.

Il giudice ha accolto il ricorso presentato con procedura d'urgenza dal nostro compagno ed ha ordinato il suo reintegro immediato. La Dhl ha presentato un reclamo. Il giudice lo ha respinto confermando la sentenza.

I vertici aziendali continuano a fare ostruzionismo: stanno pagando lo stipendio mensile a Gennaro ma non lo hanno ancora reintegrato.

Gennaro che è una persona onesta e dignitosa vuole immediatamente rientrare in azienda. La settimana scorsa ha dato mandato all'avvocato Saverio Senese - noto penalista napoletano - di presentare una denuncia-querela alla Procura della Repubblica contro i vertici della DHL.

domenica 14 ottobre 2007

DENUNCIAMO LA DHL ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA!!!



Nonostante che sia stata condannato in due gradi di giudizio, la Dhl continua a rinviare il reintegro di Gennaro Piccolo, il rappresentante sindacale della Filt Cgil della sede di Casoria.
A questo punto ci chiediamo che ruolo voglia assumere la Filt Cgil nazionale che alcuni mesi fa durante un assemblea di delegati si impegnò ad attivare tutte le iniziative opportune per la tutela di Gennaro.
Nel frattempo, invitiamo Gennaro a valutare la possibilità di presentare alla Procura della Repubblica una denuncia-querela con procedura d'urgenza contro i vertici della DHL per chiedere il rispetto delle sentenze di reintegro.

venerdì 14 settembre 2007

LA DHL PERDE ANCHE IN APPELLO: GENNARO PICCOLO REINTEGRATO!!



Il nostro compagno Gennaro Piccolo rappresentante della Filt Cgil della sede di Casoria ha vinto anche in appello!! E' stato reintegrato, Il ricorso presentato dai vertici della Dhl è stato per la seconda volta respinto.
Gennaro - secondo il sispositivo della sentenza - dovrebbe già rientrare la prossima settimana.
Un caloroso ringraziamento al bravissimo giuslavorista napoletano Pino Marziale - punto di riferimento del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici napoletani ed alla rete di solidarietà militante che hanno sostenuto e tutelato il nostro compagno.

Solo l'audacia e la lotta pagano!!!
I compagni della Dhl di Napoli

mercoledì 29 agosto 2007

UN MANUALE DI AUTODIFESA DAL MOBBING..LO POTETE SCARICARE GRATUITAMENTE !!



Sul Mobbing e la violenza sui posti di lavoro sono stati pubblicati molti testi. Alcuni molto banali. Questo libro "Il Lavoro Perverso" - un vero e proprio manuale di autodifesa che potete tranquillamente scaricarvi scarica il testo in pdf è il prodotto collettivo di psichiatri, psicologi, medici del lavoro, giuristi che in questi anni hanno riflettuto sull’intima relazione esistente tra la sofferenza mentale e la progressiva perversificazione del lavoro nel mondo industrializzato. Le torture piacciono, e senza sangue e volgarità eccessive chiunque si interessa alle dinamiche del potere, e all’umiliazione delle vittime. "Nelle situazioni di lavoro attuali, dice Gerardo Marotta nella sua bella prefazione, le persone tendono sempre più a confrontarsi non in termini di valori e di norma, ma di differenza e di potere". Tuttavia, non si deve immaginare che una persona venga vessata perché il suo capo è cattivo. Un lavoratore viene aggredito perché uno o più dirigenti, selezionati in base alla loro ferocia e capacità di sopravvivenza, decidono che sia indispensabile, utile o divertente perseguitare una vittima designata, in un mondo che pensa sostanzialmente che una tale situazione sia fisiologica, necessaria o inevitabile. La sofferenza prodotta spazia, contrariamente a quello che si crede, dalla melancolia al delirio, con una intensità non rivelata dal chiacchiericcio pettegolo spesso associato al dibattito sul mobbing .


ULTIME NOTIZIE SUL MOBBING (AGGIORNATE ALLE ORE 22:54 DEL 29 AGOSTO 07)
  • AGENZIA ANSA- ROMA, 29 AGO - ''In commissione Giustizia alla Camera e' gia' calendarizzata per settembre una proposta di legge per una normativa sia contro il mobbing che contro lo stalking''. Lo afferma la capogruppo dei Verdi nella medesima commissione Paola Balducci. ''Ci impegneremo - ha assicurato - affinche' possa essere impressa una ulteriore accelerazione. Colmare al piu' presto la grave lacuna normativa esistente in questo campo e' interesse di tutti''.

  • Agenzia Ansa, 29 Agosto 2007 ''Dopo la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro adesso bisogna pensarne una che riguarda il mobbing'' ha dichiarato Augusto Rocchi, capogruppo Prc-Se in commissione Lavoro alla Camera. Un'ipotesi a cui non ha chiuso la porta il ministro Damiano: "E' un problema che non abbiamo ancora affrontato - ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se era possibile una legge . Io non escludo niente''. Non si parte dal nulla : la Commissione Giustizia della Camera esaminera' a settembre una proposta di legge sul mobbing, ha ricordato Paola Balducci (Verdi), assicurando l'impegno per un' ''accelerazione''. A invocare una legge sono anche gli addetti ai lavori: ''L' Italia e' l'unico Paese europeo che non ha una legge sul mobbing e che dunque non lo prevede come reato - ha denunciato Fabio Massimo Gallo, presidente della prima sezione lavoro del tribunale di Roma -. Eppure, c'‚ una delibera del Consiglio d'Europa del 2000 che vincola tutti i Paesi a dotarsi di una normativa antimobbing".

  • Roma, 29 ago. - (Adnkronos) - "Inutile prendersela con la Cassazione. Se si vuole considerare il mobbing come un reato, bisogna fare una legge che lo preveda". E' quanto dichiara il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. "Anche se personalmente -prosegue Di Pietro- preferirei piuttosto che intasare ulteriormente i tribunali italiani su questa materia, prevedere come sanzione, per coloro che esercitano il mobbing nei confronti dei propri collaboratori e dipendenti, il risarcimento dei danni a loro carico con procedure giudiziarie e civili semplificate ed esemplari". "Prevedendo -conclude Di Pietro- anche il licenziamento, per giusta causa, di quei dirigenti che non mettono i propri sottoposti in condizione di lavorare".

NUOVE NORME SULLA SICUREZZA ANTINFORTUNISTICA E CONTRO IL LAVORO NERO


La Camera dei deputati ha approvato il Disegno di Legge in tema di salute e sicurezza sul lavoro ed ora si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Entro nove mesi il Governo dovrà quindi emanare il Testo Unico ma per alcuni adempimenti l'applicazione è immediata.

Ricordiamo l'obbligo dal 1 settembre 2007 del tesserino di riconoscimento per tutte le attività che effettuano lavori in appalto o subappalto.

A partire quindi dal 1 settembre, il personale di una ditta che svolge un'attività in appalto o subappalto e tutti i collaboratori autonomi sono obbligati ad esporre un tesserino di riconoscimento corredato di fotografia che riporti le generalità del singolo lavoratore e il nome del datore di lavoro.

Unica eccezione fanno le ditte con meno di 10 dipendenti, a cui basta annotare le generalità di tutti i lavoratori giornalmente impiegati su un apposito registro, vidimato dalla Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente e custodito sul luogo di lavoro.

Per il datore di lavoro, che viola le norme relative al tesserino di riconoscimento o al registro, è prevista una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro per ciascun lavoratore. Per il dipendente munito della tessera di riconoscimento, che non provvede ad esporla, è prevista una sanzione amministrativa da 50 a 300 euro.

Ci sono anche modifiche al codice degli appalti pubblici: gli Enti sono tenuti a valutare nella predisposizione delle gare e nelle offerte che i valori economici siano adeguati e sufficienti rispetto al costo del lavoro ed ai costi della sicurezza che debbono essere specificatamente indicati. Il costo relativo alla sicurezza non può essere comunque soggetto a ribasso di asta.

Tra gli obiettivi del Disegno di legge c'è quello di contrastare il lavoro irregolare. Il personale ispettivo del Ministero del lavoro e dell'Inps, anche su segnalazione delle amministrazioni pubbliche può adottare provvedimenti di sospensione di un'attività imprenditoriale, qualora riscontri l'impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria, in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori regolarmente occupati, ovvero in caso di reiterate violazioni della disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale.

Viene infine prevista una specifica sanzione pecuniaria per omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro, nonché sanzioni da tre mesi ad un anno nel caso di condanna.

sabato 28 luglio 2007

SENTENZA CASSAZIONE SUL MOBBING:IL DATORE DI LAVORE DEVE VIGILARE PER IMPEDIRLO.




La Cassazione, sezione lavoro. con sentenza del 20 luglio 2007, n. 16148, ha stabilito che il datore di lavoro è responsabile per il mobbing che i colleghi effettuano sul dipendente se non ha vigilato e non ha fatto nulla per far cessare i soprusi.Per quanto attiene al risarcimento la prescrizione decorre da quando si è manifestato il danno e non dal giorno in cui sono iniziate le vessazioni.Fatto e dirittoUn dipendente aveva convenuto in giudizio avanti al Tribunale l’azienda, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni per inadempimento contrattuale e violazione dell'art. 2087 CC. Infatti il datore di lavoro, benché costantemente informato, aveva omesso di adottare gli opportuni provvedimenti per tutelare lo stesso e la moglie dalle continue aggressioni e minacce degli altri dipendenti che per ben 17 anni aveva subito.Per tali fatti delittuosi era stato iniziato un procedimento penale a carico di quattro dipendenti per i reati di furto, ingiurie, minacce e lesioni personali, che era stato concluso con sentenza istruttoria di improcedibilità per amnistia. Il dipendente mobbizzato aveva, quindi, lamentato che il datore di lavoro, benché a conoscenza dei fatti suddetti, non aveva accolto le sue domande di trasferimento sostenendo che, in conseguenza del comportamento negligente dell'azienda e per effetto delle continue aggressioni e minacce, egli stesso aveva subito dapprima una grave debilitazione psico fisica, seguita poi da un infarto, mentre la moglie era deceduta.L’azienda si era costituita ed eccepiva in via preliminare la prescrizione del diritto azionato dal dipendente. Nel merito chiedeva il rigetto della domanda. Il Tribunale rigettava la domanda per intervenuta prescrizione decennale. In primo e secondo grado la domanda era stata respinta perché i giudici di merito avevano stabilito che il diritto era caduto in prescrizione.Le motivazioni della CassazioneLa Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del dipendente sia per la debilitazione psico-fisica, seguita poi da un infarto, ritenendo responsabile il datore di lavoro che non aveva preso alcun provvedimento per tutelarlo. La Corte, inoltre, ha stabilito che il periodo entro il quale può essere proposta l’azione decorre dal giorno in cui si è manifestato il danno e non dal primo atto vessatorio.Infatti, secondo la Cassazione, la Corte d’appello non doveva ritenere prescritto il diritto in quanto non è legittimo far decorrere tale prescrizione «dal fatto illecito lesivo anziché dal manifestarsi all’esterno della produzione del danno. Ne consegue che il termine di prescrizione, sia per responsabilità contrattuale che per responsabilità extracontrattuale, abbia decorrenza non dal momento in cui il fatto del terzo viene a ledere l’altrui diritto, bensì dal momento in cui la produzione del danno si manifesta all’esterno divenendo oggettivamente percepibile e riconoscibile».Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 20 luglio 2007, n. 16148 Scarica il documento completo in formato .Pdf